Lexicon topographicum siculum

(a cura del Dott. Pietro Scardilli)

 

In passato, fra gli studiosi che a vario titolo menzionarono Gagliano, nessuno  –allo stato attuale delle delle nostre conoscenze–  si è soffermato più dello storico Vito Maria Amico (1697–1762).

In questa sede presentiamo quanto scrisse nel suo “Lexicon topographicum siculum” nella traduzione italiana data dal Di Marzo.

 

Amico, V. M. – Dizionario topografico della Sicilia tradotto dal latino ed annotato da Gioacchino Di Marzo, Palermo 1855.

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Gagliano. Lat. Galianum. Sic. Gagghianu (V. D.) Antico paese sotto dirupata e scoscesa rupe, sovrapposto a declive altura, rivolta a Scirocco, da ogni dove ricinto da colline; le viscere poi della rupe da ferro incavate presentansi in forma di fortezza che sebbene attualmente sia involta in ruine conserva non oscure vestigia di antica magnificenza, e decentissime abitazioni appresta pel Barone con oratorio, da poco tempo formate. Derivasi come appare dai ruderi, aver compreso un tempo la medesima rocca cinque torri, dodici fosse e cisterne, diciassette spelonche da congresso, trenta aule e più, nella maggior parte nel vivo sasso incavate. Sorgeva presso la Chiesa di S. Pietro che era la primaria e la parrocchiale; ed essendo nel sito il più alto, ed infrequentata, verso la metà del secolo XIV si scelse l’altra magnifica di S. Cataldo Vescovo patrono degli abitanti, e le vennero ceduti i dritti della prima.

In memoria del fatto, muove dalla Chiesa di S. Pietro sin’oggi la solenne processione nella festività del Corpo del Signore: in S. Cataldo però esercita la carica l’arciprete colla communia ed amministra i sacramenti; è solenne il dì del medesimo santo, si pei popolani che per le circostanti genti, perciocché è a lui conservato il culto primario. Tra le dodici filiali quella di S. Maria della Grazia appresta anche i sacramenti agli abitanti. Perdurano trai regolari gli eremiti di S. Agostino che diconsi dai terrazzani fondati nel secolo XV nella Chiesa di S. Giovan Battista. Prova l’Attardi con ottime ragioni esser fioriti lungo tempo prima del 1607, quantunque gli annali dell’ordine sino al 1631 ne avvicinino la fondazione. Il Conte Lancellotto Castelli fabbricò nel 1657 verso Aquilone nella parte esterna del paese un convento ai minori riformati acconcio ed elegante, e nella Chiesa dedicata a S. Maria di Gesù conservasi il corpo di S. Maurizio martire. Abitavano al di fuori gli Agostiniani di S. Adriano della riforma centuripina in S. Maria del Piano, ma ne andaron via scossi da tremuoto gli edifizii. Cedette ai Carmelitani nel 1624 la Chiesa di S. Antonio Abate, ma la pochezza di rendite fu cagione di andarsene dopo quasi otto lustri. Fu data nel 1668 alle monache Teresiane la Chiesa di S. Maria delle Grazie, cui verso i principii del medesimo secolo era attaccata una casa di donzelle povere come costa dai diplomi di Pietro Ruiz Arcivescovo di Messina. Adorna finalmente la piazza un elegante marmoreo fonte ordinato nel 1659 dal Conte Lancellotto. Va soggetta la milizia comunale di Gagliano all’Istruttore di S. Filadelfio; si appartiene la gente alla comarca di Troina, il Clero è sotto la giurisdizione dell’Arcivescovo di Messina rappresentato da un suo Vicario; il Barone che ha dritto di spada ed il XV posto nel Parlamento, un tempo col titolo di Visconte oggi di Conte, sceglie i magistrati. Al tempo di Carlo V si ebbero dal censo 726 case, 2954 abitanti; e nel 1652 quinci 1150 case, 3875 abitanti, e contaronsi nel 1713 case 697 e 2449 anime, che ultimamente 2526. Perdurarono nel feracissimo territorio monumenti di antichità, e ne proviene ambra nera. È piantato ad oliveti, gelseti, frutteti, pascoli, né manca di caccia. Sta il paese in 38° 10’ di long. in 37° e 35’ di lat. Gilberto Perollo Signore di Gagliano sotto i Normanni, ebbesi in Consorte Giletta figliuola del Conte Ruggiero vedova Zapparrone, ed ottenne Sciacca in dritto della medesima moglie; ne fa menzione il Pirri nelle Notizie Mess. sino al 1142, di qual tempo reca diplomi del Re Ruggiero, dove il Perollo fa menzione dei suoi predecessori baroni di Gagliano. Sotto i Francesi

Dicesi dagli annali di Sicilia aver conseguito la Signoria di Gagliano Fulcone del Poggio Riccardo Vicario del Regno per Carlo V; succedetegli Perruccio suo figliuolo e la nipote Sancia, che si ebbe a marito Galasso Estendardo, che scacciato coi suoi in quella celebre cospirazione dei Sicoli contro i Francesi, ebbesi il paese Pietro Procida forse figliuolo di Giovanni, da Pietro di Aragona: cedette poi a Montanerio Perio de Sosa che con astuzia militare, ingannati i Franceschi, trasseli fuori da Catania e sterminolli, come dalle storie ci abbiamo, e perciò appo il registro di Federico se ne dicono gli eredi verso il 1320 soggetti alla Curia per la terra ed il castello di Gagliano: poi sotto il regno di Ludovico fu concesso a Ruggiero Teutonico e scacciato costui dagli abitanti travagliati per l’impotenza del suo regime, toccò il possedimento ad Eufemia regia Infante sorella di Ludovico Vicario della Sicilia pel fratello Federico ed Abbadessa del monastero di S. Chiara in Messina, morta la quale in Cefalù nel 1349, prese Gaglino a sé Bernardo Spadafora, quantunque poi l’abbia legittimamente ottenuto per benefizio del medesimo Federico. Il vecchio Martino concesselo nel 1392 a Perio Sancio de Calatajuro il maggiore della sua famiglia, scacciato da Roberto Diana priore di S. Giovanni di Roma e di Messina rinvigorito dagli Alagona che occupò la terra per 4 anni. Composte poi le cose impetrò il primo da Martino il giovane quanto vivesse: certamente nel 1408 per la morte di Diana, Sancio Ruis de Lihori famigliare del medesimo principe pagate circa mille onze comprollo dalla regia curia, e meritò inoltre il titolo di Visconte: ritirollo il Re Alfonso nel 1455 per la facoltà riservata dalla Curia, e concesselo a Ludovico de Pereglios, cui succedette il figliuolo Raimondo. Almerico Centelles che dicevasi Perio Sancio de Calatajuro II come erede dell’antico Perio, verso il principio del secolo XVI ingaggiò una lite coi possessori sulla signoria di Gagliano e la vinse in giudizio, perlocchè ne fu nominato Visconte; fu Governatore della camera reginale, o del patrimonio appartenentesi alla Regina, perciò Prefetto di Siracusa, dove approdato essendo il gran Maestro dei Cavalieri di Rodi ne fu accolto splendidamente nel suo palazzo. Un altro Almerico per privilegio di Filippo II divenne Conte di Gagliano, fu dei 12 Pari del Regno, e con Diana Valguarnera generò Antonia la quale maritata in prime nozze a Lorenzo Calletti, Vicario nella Valle di Mazzara e Stategoto di Messina, si ebbe i figliuoli Alerano e Niccola. Alerano e Lorenzo perirono affogati dalle acque essendo crollato un ponte in Palermo, Antonia perciò prese in seconde nozze Alerano Carretto che per dritto di lei Conte di Gagliano, Vicario di tutta l’Isola, Coppiere di Filippo II, Cavaliere di S. Giacomo, fu appellato padre della patria pei meriti verso i suoi; essendo stato privo di prole, alla morte di Antonia, impadroniscesi del contado Niccola Galletti, e prese in moglie Lucrezia Mastiana fu padre a Lorenzo ed a Francesco, dei quali il primo unito in matrimonio a Caterina Fardella morì senza figliuoli, e Francesco non conseguita la Signoria abbandonò la Sicilia; imperocché avevasela appropriata Caterina a nome di dote consumata, e vendettela a Gregorio Castello per 92000 aurei nel 1629. Lancellotto figliuolo di Gregorio Principe di Castroferrato fu Marchese di Capizzi, da cui ed Ippolita Larcara nacque Gregorio, donde Lancellotto Ferdinando, alla di cui morte senza figliuoli conseguisce Gagliano Carlo Girolamo Marchese di Motta di Affermo marito a Susanna Giglio, l’erede dei quali fu il primogenito Gabriello Lancellotto marito ad Anna Maria Faso, di colto ingegno, e per esimii costumi commendevole, ascritto tra gli Arcadi col nome di Drogonteo, e socio di altre più celebri accademie di Italia e di Sicilia, pei pubblicati lavori notissimo, vive oggigiorno ricco di prole.