L'intervista di gaglianocastelferrato.com
al Sac. Giuseppe La Giusa
(luglio 2003)
Oggi
intervistiamo Don Giuseppe La Giusa, 33 anni il 22 agosto prossimo. Ordinato sacerdote il
28.10.1995 e parroco della Parrocchia S. Margherita Maria Alacoque di Gagliano
Castelferrato dal 09.04.2000.
D.
Don Giuseppe La Giusa, intanto la ringrazio per la sua disponibilità. La prima domanda è
dobbligo: come si trova a Gagliano?
R. Mi
trovo molto bene! Gagliano è un piccolo paese dove tutti si conoscono e c'è molto
rispetto reciproco.
D.
Lei è il primo parroco non gaglianese che gagliano ha avuto negli ultimi decenni. Questa
è una fortuna o una sfortuna?
R.
E è una fortuna per Gagliano e anche per me. Infatti lunica strada che posso
seguire è quella indicata dal Concilio Vaticano II per un nuovo cammino di
evangelizzazione.
D.
Perchè il Vescovo ha mandato uno dei sacerdoti più titolati e più cari alla Curia a
Gagliano?
R.
Questo non lo so! Le posso però riferire le parole che mi disse mandandomi a Gagliano:
"ti mando a Gagliano per iniziare un cammino nuovo in una parrocchia giovane
(l'Immacolata), con i giovani e per i giovani, per poi poter realizzare tutto il
resto..."
D.
Cosa pensò il giorno della nomina?
R.
Non mi aspettavo assolutamente di venire a Gagliano; non mi passava nemmeno per
l'anticamera del cervello, ma restai contento, progettai ed immaginai...
D.
Com'è il rapporto con i Gaglianesi? Si sente accolto o sopportato?
R.
Credo che il rapporto sia buono con tutti anche se cè una minoranza, molto
rumorosa, che mal sopporta la mia presenza! Ma ritengo che sia dovuto al fatto che mi
conoscono poco. Forse cè gente che ha preferito non frequentarmi ma fidarsi dei
giudizi degli altri.Se solo fossero venuti a prendere un caffè con me... credo che
sarebbe stato tutto diverso. È una questione di atteggiamento: puoi leggere un libro con
il solo intento di criticarlo, e di certo non ti piacerà. Ma se lo leggi e basta, allora
coglierai lessenza del messaggio... lo stesso succede per i rapporti umani, se hai
già giudicato...
D:
Un sacerdote è sempre un osservatore attento della realtà locale. Lei in particolare
viene anche da fuori e quindi non è influenzato da pregiudizi. Come riassumerebbe la
situazione di Gagliano?
R.
Venenedo da fuori era inevitabile che osservassi, quasi studiassi, la realtà in cui
dovevo muovermi. Lopinione è stata chiara da subito: Gagliano si trova in una
situazione di chiusura interna che spesso lacera non i rapporti bensì il dialogo.
D.
C'è un modo per miglirorarla?
R.
Certo! Ma ognuno dovrebbe giocare la sua parte, senza pretese, senza vanagloria e senza
attese. Tutti dovremmo metterci al servizio degli altri. Purtroppo il servizio è spesso
frainteso con competizioni che banalizzano la stessa opera di comunione e di
comunicazione. Ognuno dovrebbe essere capace di trovare il suo posto senza sovrapporsi
agli altri. Dobbiamo camminare uniti e stretti per mano.
D.
Com'è il rapporto con gli altri sacerdoti locali?
R. Mi
aspettavo questa domanda. Non posso nascondere "il sole con il crivu"...
purtroppo non sono stati fantastici. Ma questo è normale quando ci sono caratteri
diversi, vedute diverse e differenze di età. Ma riscontro sempre che il fine è unico e
questo è già un buon inizio.
D.
Cambierebbe qualcosa? Cosa? Come?
R. Mi
piacerebbe che ci mettessimo a disposizione l'uno dell'altro nel vincolo dell'amore. Ci
sarebbe più comunione, meno dispersione di forze. Se questo fosse fatto senza
sovrapposizioni o volontà di emergere sugli altri, ma distribuendo la pesante attività
di evangelizzazione di gagliano, potremmo realizzare quanto si legge negli atti degli
apostoli "Erano un cuor solo e un 'anima sola".
D.
Cosa proprio non gli piace della nostra religiosità?
R.
Adesso mi provochi! C'è troppa religiosità e poca cristianità, poco cattolicesimo.
Dovremmo purificare i riti e il culto da quanto cè di profano e di
pagano.
D.
Cosa le piace tanto da esportarlo in altre comunità?
R.
Non so veramente cosa porterei nelle altre comunità. A questa domanda ancora non so
rispondere.
D.
Tra qualche anno, gli altri sacerdoti rinunceranno al loro incarico per sopraggiunti
limiti d'età. Volendo lavorare di fantasia, come immagina che la chiesa di gagliano
verrà riorganizzata?
R.Chiaramente
ci sarà una sola parrocchia, e questo è un bene per tutto il paese: tutti guidati da un
unico pastore. Quello che non so e che non dipende da me, è se rimarrò io a Gagliano.
Questo lo deciderà il Vescovo a suo tempo.
D.
Lei è un sacerdote giovane: cosa farebbe per i giovani?
R.
Nei primi anni della mia permanenza a Gagliano ho fatto tante cose per i giovani e ho
contribuito ad attività che oggi sono emigrate verso altri lidi... Quello che
ho notato è che la costanza non è una virtù dei giovani gaglianesi, e anche la voglia
di collaborare non mi sembra che abbondi a Gagliano. Per questo motivo progetti ancora
oggi validi stentano ad andare avanti. Non posso fare nulla da solo... Io aspetto che la
realtà maturi e che si possa ricominciare alla grande. Ma non accetto che mi si dica che
non ho fatto nulla per i giovani. Siamo certi che i giovani accettino le proposte che si
fanno? La verità è che i sacerdoti oggi è come se gridassero nel deserto, nessuno li
ascolta, ma poi quasi tutti si cimentano nei facili processi dei salotti buoni...
D. Cambiamo discorso: lei è anche membro della commissione diocesana per i beni culturali. Non è un mistero che a Gagliano ci sono opere abbandonate e altre in perenne restauro. Cosa suggerisce di fare?
R.
Beh non vorrei parlare a tal proposito, vedo che mi stuzzica tanto lei! Comunque... penso
che non si possa pensare che una persona debba mettersi a lottare contro i mulini a vento
come se fosse un eroe, ma c'è bisogno di solidarietà; per solidarietà non intendo solo
l'aspetto economico ma anche lavoro e collaborazione, inventiva e capacità manageriali.
Tutti dovrebbereo sentirsi coinvolti, ognuno secondo le proprie capacità ed attitudini.
Ricordiamoci che in quelle opere cè scritta la storia di Gagliano, tenerle da parte
non fa onore ad una popolazione. Mi piacerebbe che si combinassero gli sforzi pubblici e
privati per risolvere la questione. Come modello seguirei il restauro della chiesa di s.
Antonio di Padova ad Agira (riportata agli antichi splendori in pochi anni grazie al
parroco P. Silvestro Nasca)
D.
Una domanda "sciocca". Ad Agira c'è S. Filippo, a Troina S. Silvestro e a
Nicosia il Beato Felice. Perchè Gagliano non ha santi locali?
R.
Chi può leggere nei progetti divini? Potrei azzardare che non si è sviluppata la vita di
santità come negli altri paesi, ma sarebbe solo una risposta campata in aria. Quello su
cui mi soffermerei è altro. I santi che cita sicuramente evangelizzarono Gagliano,
perchè gagliano non li ha mai ricordati?
D.
Per concludere, dia un messaggio ai lettori. Può dire quello che vuole...
R.
Gagliano, impara ad apprezzare le novità...
Grazie.
Grazie
a lei.
(Intervista a cura del Dott. Filippo Stanco)
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