Il presepe vivente Natale 2000

 

Organizzatori:

Carlo Gagliano, Valeria Muscarello, Filippo Stanco, Francesca Proto, Benito Tirolo, Serafina Di Cataldo, Salvo Bottitta.

 

Personaggi ed interpreti:

cronista: Suor Lucia

Isaia:  

Sac. Vito Bottitta

Isaia:  

Sac. Giuseppe La Giusa

Michea:  

Sac. Vito Vasta

Maria:  

Samantha Battiato

Giuseppe:  

Antonio Bisignano

Elisabetta:  

Angela Dispinzieri

Angelo Gabriele  

Leana Bisignano

Oste 1:  

Nicola Di Gesu

Oste 2:  

Salvatore Dispinzieri

Passante:  

Giuseppe Fiorenza

 

 

Altri personaggi:

Ciabattino:   Giacomo Scardilli

Fabbro:

Angelo Sanfilippo

Ricottaro: 

Angelo Cocuzza
Massaie:  

MIlena Pignato
Angelica Cantali
Ilaria Bisignano

Tessitrici: Sig.ra Baldi
Sig.ra Stancanelli

 

Cestai: Giuseppe Raffino
Giuseppe La Ferrera
 

 

Inoltre:

Copione originale: Filippo Stanco
Scenografia casa di Maria: Nuccio Testa
Realizzazione costumi Lina Giordano
Costruzione capanne: Santo Gagliano
Riprese Live: Luca Paolo Vicino
Consulenza Informatica: DB@Informatica

 

 

Percorso:

 Annuncio dei profeti: via G. Ferreri;

 Annunciazione dell’Angelo a Maria: via Galleria;

 Visita ad Elisabetta: Piazza G. Matteotti;

 Viaggio verso Betlemme: via Ragusa, via Tempio, via S. Cono, via S. Cataldo, via Belfiore, via Galleria;

 Grotta della Natività: zona Chiesa Madre S. Cataldo.

 

 

Dedica:

Venendo a Gagliano anche il visitatore più distratto ha sicuramente esclamato: “questo paese sembra un presepe”. Non deve, dunque, meravigliare nessuno se un gruppo di giovani si riunisce e decide di sfidare, ancora una volta, l’indifferenza della società, realizzando quello che sicuramente è il primo presepe vivente all’aperto nella storia di Gagliano.

Per realizzare quest’opera ci siamo ispirati alla tradizione del presepe che è viva tra noi. In particolare ai presepi viventi che la notte di Natale si tengono nelle Chiese parrocchiali, e ai vari presepi artistici che gli Scout, nel tempo, ci hanno proposto.

Ed è a queste persone e a coloro che, come noi hanno voglia di fare rinascere la nostra comunità che dedichiamo questo evento.

 

 

Appunti di un organizzatore:

Descrivere a parole ciò che si è visto è sempre un’impresa ardua. Molto spesso si rischia di dipingere un evento in maniera incompleta, dando un’idea distorta di ciò che è stato. In particolare si corre questo rischio quando a dover essere spiegato è un presepe. Intanto perché l’essenza stessa del presepe viene messa in discussione. Che cosa è il presepe? Quale è il modo più giusto di farlo? È chiaro che non è nostra intenzione dare una risposta a queste domande che la gente si pone da secoli. Ma è giusto partire da questi interrogativi per capire che cosa si è fatto il 25 dicembre 2000.

Quella sera intorno alla 19,30 partiva da piazza Nino Grippaldi il primo presepe vivente che Gagliano avesse mai conosciuto. Solo per questo fatto il presepe può entrare a pieno titolo nella storia del nostro paese, ma a farlo diventare una pietra miliare tra le rappresentazioni gaglianesi hanno contribuito anche altri fattori. Intanto il percorso: si è partiti dalla piazza più recente per arrivare ad una delle zone più antiche e affascinanti del paese. Questo spostarsi dal moderno all’antico voleva essere la metafora del viaggio interiore che ognuno di noi compie quotidianamente. Ci si sposta dalle certezze del mondo materiale alla ricerca del punto di riferimento spirituale: Gesù. Così interpretato il viaggio diventa lungo e tortuoso come le vie che abbiamo percorso. È le luce diventa sempre più flebile, sempre meno frequente fino ad arrivare alla grotta dove il Sole nascente illumina la nostra esistenza. Per questo le  vie sono state illuminate con torce a cera e padelle romane, sottolineando in questo modo la bellezza dei luoghi percorsi.

Il punto centrale di ogni presepe è certamente la grotta. Noi l’abbiamo voluta molto semplice e povera, così come i vangeli la raccontano. Abbiamo anche voluto privarla di una parete, non solo per esigenze sceniche, ma perché desse da subito l’idea del freddo che il Piccolo ebbe a patire. Tutta la piazza davanti alla Matrice fu trasformata in un villaggio di pastori che avrebbe potuto trovarsi ovunque nel mondo, ma per quella sera, nel sogno che ognuno di noi stava vivendo, si trovava a Gagliano. Significativo il ritrovare la grotta davanti ad una chiesa, perché la nascita del Cristo è il punto di inizio della Chiesa stessa.

Il copione seguito per tutta le serata non è la semplice rilettura dei vangeli ufficiali, ma è stato arricchito da delicate incursioni nei vangeli apocrifi. Così che i particolari scenici seguiti avessero, se non un fondamento storico certo, almeno un riferimento alla tradizione cristiana.

Ma torniamo alle 19,30 del 25 dicembre 2000. A quell’ora i nostri tre sacerdoti ci rilessero e commentarono gli annunci della venuta del Salvatore, interpretando in chiave attuale quei messaggi di speranza. La seconda scena è ambientata in casa di Maria. In una ricostruzione scenografica stilisticamente ineccepibile, Maria riceve la visita dell’angelo Gabriele. Un coro angelico accompagna l’ingresso dell’annunciatore, mentre lo stupore è evidente nella giovane donna di Nazareth. Uno stupore che presto si tramuta in obbedienza con l’accoglimento della proposta dell’angelo.

La terza scena è la visita di Maria ad Elisabetta. Qui, quasi ad elevare ancora di più il livello della rappresentazione, le due donne si salutano cantando. Elisabetta la riconosce come la madre del Messia, mentre Maria le intona la sua preghiera più bella: il Magnificat.

A questo punto la voce guida annuncia il ritorno di Maria a Giuseppe e l’editto di Cesare Augusto che costringe i giovani sposi a mettersi in viaggio verso Betlemme.

Qualsiasi studioso dei presepi sa benissimo che non esiste una rappresentazione unica del villaggio di Betlemme. Anzi sa bene che qualunque adattamento si segua, questo non toglie nulla al presepe. Questo perché il messaggio è sempre lo stesso, qualunque sia il contorno. Così noi decidemmo di ricreare una Betlemme fatta di pastori che indossavano gli abiti dei nostri contadini degli inizi del Novecento, così come coeve sono state le ambientazioni. Abbiamo deciso di ricreare antichi mestieri, e per questo era possibile vedere il ciabattino, i cestari, il ricottaro, la signora che lavorava al telaio e  le signore che impastavano il pane. C’era anche una locanda e persino un pollaio.

Anche i suoni erano molto ricercati. Infatti nel percorso c’erano gli zampognari mentre nel villaggio era possibile udire i canti popolari dialettali.

 

Lo abbiamo voluto così questo presepe, un crescendo di spiritualità e di spettacolarità. Ma anche un omaggio ai nostri sensi, inebriati dagli odori tipici, allietati dai canti, deliziati alla vista delle ambientazioni. (Filippo Stanco)

 

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Apparizione dell'Angelo Gabriele
 

 

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Visita di Maria ad Elisabetta
 

 

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In viaggio verso Betlemme
 

 

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La grotta: la Sacra Famiglia
 

 

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La grotta: Madonna col bambin Gesù
 

 

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Il villaggio dei pastori: le tessitrici
 

 

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Il villaggio dei pastori: le massaie
 

 

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Il villaggio dei pastori: il fabbro
 

 

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Il villaggio dei pastori: i cestai
 

 

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Il villaggio dei pastori: il calzolaio