§ Verghe. Sono
dei tronchi di albero rivestiti con carta velina colorata e completati con immagini di S.
Cataldo. Sono portati in processione il 29 agosto di ogni anno come omaggio o ex-voto al
patrono del paese: S. Cataldo.
§ Ceri
votivi. Come
ex-voto a S. Cataldo, si è soliti andare scalzi alle processioni del santo, e portare in
mano un cero acceso. Tradizione vuole che ciò si ripeta anche gli anni successivi, fino a
che il cero non è completamente consumato.
§ Tamburino. Tutte
le mattine del mese di agosto, verso le 5, come omaggio al Patrono si suona un tamburo per
le vie del paese.
§ Canti in dialetto per la
settimana santa. Si
tratta di una tradizione ancora viva e ben radicata. Gruppi di uomini intonano i canti
Popule meus, A simana santa o A cianci Maria nel corso
della processione del venerdì santo.
§ Palme. La
domenica delle palme, oltre al tradizionale ramoscello d'ulivo, vengono portate in
processione le palme intrecciate.
§ "Sepolcri". Termine
improprio che indica gli "altari
della reposizione" previsti dalla liturgia del giovedì santo.
§ Lavuredda. Tradizione
ancora viva, ma di modeste proporzioni, consiste nel seminare e far crescere il frumento
al buio. La pianta è poi posta come addobbo negli altari della reposizione il
giovedì santo.
§ A
scisa a Cruci. Il
venerdì santo, dopo la liturgia della Croce (obbligatoria in tutte le chiese), in chiesa
Madre, si tiene la suggestiva deposizione dalla Croce. Al simulacro (snodabile) vengono
tolti i chiodi e la corona di spine, e poi deposto in un lenzuolo. Al termine del rito, il
Cristo è deposto nellurna e addobbato con i fiori, ed è pronto per la processione.
§ Tradizionale
processione del venerdì santo. Tre
statue rappresentati varie fasi della passione (flagellazione, crocifissione, deposizione)
e una con la Madonna Addolorata, sono portati a spalle per le vie del paese, accompagnati
da canti popolari in
dialetto.
§ Abiti
dei confrati. Era
tradizione per un confrate indossare un abito che ne mostrasse lappartenenza ad una
confraternita. Si trattava di una tunica bianca, fermata ai fianchi da un cordone. Sulle
spalle una mantella colorata e un medaglione in argento simboleggiavano la confraternita
di appartenenza. Sulla testa un cappuccio bianco, ma arrotolato in modo che si vedesse il
volto. Questa tradizione fu sospesa qualche anno fa, per ragioni ingiustificate.
Auspichiamo quanto prima che si proceda al recupero.
§ Tiledda. Durante
il periodo della quaresima, tutti gli altari e le mura della chiesa, erano ricoperti da
teli. Era un modo per simboleggiare uno stato di attesa o se vogliamo di lutto. Tale
tiledda era lasciata cadere durante la funzione della veglia pasquale. Gli
anziani ticordano ancora il rumore sordo provocato dalla caduta.
§ Altarini
del Corpus Domini. Sebbene
il numero vari ogni anno, il giorno del Corpus Domini, lungo il tragitto della
processione, sono allestiti degli altarini presso i quali il sacerdote poggia
lostensorio e imparte una benedizione. Un tempo ingiustificate lotte campanilistiche
portavano a sfide sulla bellezza dellaltare. Per tale motivo si suole ancora oggi
utilizzare come stoffe lenzuola o coperte finemente ricamate a mano.
§ Cudduredda. Il
giono del Crocefisso, il 14 settembre, presso la chiesa di S. Agostino, viene distibuita
la tradizionale cudduredda. Si tratta di
pasta bianca intrecciata in modo da ottenere tre cerchi limitrofi. Essendo benedetta può
essere considerata un viatico e pertanto è sempre ben conservata. Lo stesso giorno viene
anche distribuita una croce di pane
intrecciato.
§ Frummientu
di S. Lucia. Il
giorno di S. Lucia viene preparato del grano bollito. E tradizione che venga
consumato almeno una volta come pasto, e che ne venga donato una parte ai vicini che non
lo hanno preparato. Spesso è chiamato anche cuccia o cuccitta.
§ Occhi
di S. Lucia. Si
tratta di pasta modellata a forma di occhi
e distribuita alla popolazione. Per realizzare questi occhi esiste unantico stampo
conservato nella chiesetta di S. Lucia.